Integralmente tratto da:
EOLIE DI VENTO E DI FUOCO
di Gin Racheli
Ed. Mursia
VULCANOLOGIA
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Quadro riepilogativo delle attività vulcaniche I) attività persistente diffusa attività termale attività di geyser attività solfatarica o fumarolica attività esalativa (emissione di vapori) II) attività persistente centrale attività elettiva (lanci ed esplosioni)
attività effusiva (colate di lava) effusioni terminali III) attività lenta eruttiva effusioni laterali attività di cupole di ristagno e protusioni |
IV) eruzioni di vulcani centrali a) a condotto aperto eruzioni terminali elettive eruzioni terminali miste eruzioni laterali eruzioni eccentriche b) a condotto ostruito eruzioni di scorie eruzioni pliniane eruzioni di pomici eruzioni di nubi ardenti eruzioni di blocchi di lava c) eruzioni iniziali (nuovo vulcano) V) eruzioni lineari (da fessure) eruzioni effusive, eruzioni miste , eruzioni esplosive
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Cos'è un vulcano: forma e attività Migliaia e migliaia di montagne sono sparse sulla superficie terrestre, ricoprendola per almeno un quarto della sua estensione. Molte altre si levano sui fondi marini, sommerse e nascoste dalle acque dei mari e degli oceani o emergenti a costituire isole. La nascita di una parte di queste montagne è avvenuta attraverso eruzioni, fenomeni spettacolari e terrificanti: boati, tremori e scuotimenti del suolo, dense nubi di fumi bianchi o cupi, prorompere dalle viscere della Terra di materiali roventi, fluenti allo stato incandescente o lanciati in aria in frammenti delle più svariate dimensioni. Questi materiali si sono accumulati a costituire le particolari montagne di cui parliamo : i vulcani. Di questi, alcuni si formano in tempi brevissimi, in pochi anni; altri invece in tempi lunghissimi, anche in migliaia di anni, per l'accumularsi di materiali emessi in diverse riprese, talora separate da lunghi intervalli di quiete. Oggi sulla Terra migliaia di vulcani si levano tranquilli, coperti di vegetazione o costituiti da rocce scabre e nulla fa più ricordare che un giorno sono stati montagne di fuoco : sono questi i vulcani estinti. Altri hanno smesso da tempo, da secoli anche, la loro attività eruttiva, immersi in un lungo sonno, da cui un giorno potrebbero improvvisamente risvegliarsi, per riprendere ad innalzare verso il ciclo le loro fiamme: sono i vulcani quiescenti. Sintomi della loro trascorsa attività sono fumi e vapori, che vengono emessi da fessure profonde. Nessuno può predire se e quando si risveglieranno. Altri vulcani, certamente ancora allo stato attivo, alternano eruzioni a periodi di quiescenza. Altri ancora, pochi questi, mantengono in maniera quasi costante la loro attività di fuoco. L'età dei vulcani è molto diversa, ma certo i più antichi risalgono a milioni di anni or sono. Fino dalle epoche preistoriche l'uomo ha incontrato i vulcani e sino dai tempi più remoti si è chiesto cosa vi fosse all'origine delle loro tremende manifestazioni. Alle risposte mitologiche ed alle leggende che attribuirono ad esseri soprannaturali, dei o demoni, i fenomeni vulcanici, fecero seguito le spiegazioni razionali; ma solo negli ultimissimi decenni gli scienziati hanno formulato teorie soddisfacenti sulla meccanica dei fenomeni che originano i vulcani. Noi non ci occuperemo di queste teorie, esamineremo invece come è costituito un vulcano riferendoci anche alla struttura della Terra. Oggi si ritiene la Terra costituita dalla successione di almeno tre strati concentrici, diversi fra loro per la composizione o per le proprietà fisiche del materiale che li costituisce. Lo strato superficiale, la crosta terrestre, su cui viviamo, costituisce appena i quattro millesimi del globo. Il suo spessore è in media di 30-40 chilometri nelle zone continentali, con punte di 65 chilometri sotto le grandi montagne; ma è solo di 5-7 chilometri nelle zone oceaniche. Uno strato sottile è dunque la crosta, un velo addirittura in confronto al raggio terrestre! La crosta appoggia su uno strato magmatico di grandissima viscosità : il mantello, profondo fino a 2900 chilometri, costituito da rocce basaltiche assai calde, da 1000 a 5000 "C. Il mantello poggia a sua volta sul nucleo, densissimo e caldissimo, misterioso, che si estende fino al centro della Terra, a 6370 chilometri di profondità. Gli scienziati sono concordi nel ritenere che il nucleo non interviene nei fenomeni vulcanici, i quali avrebbero invece le loro radici nel mantello. Proponiamoci ora la domanda: com'è costituito un vulcano? Le immagini che si presentano alla nostra mente sono l'Etna che fa da sfondo a Taormina, il Vesuvio che domina Napoli, le cento vedute del Fujiyama del pittore Hokusai e altri simili. Siamo portati allora ad identificare il vulcano con una montagna più o meno conica, sulla cui sommità si apre ad imbuto il cratere. Ed infatti il vulcano appare così nella sua più tipica conformazione, ma può presentarsi anche in forme assai diverse : come una collina arrotondata; come una montagna alta alcune migliaia di metri, con o senza cratere; come un enorme tavolato esteso migliaia di chilometri quadrati, costituito da strati di lava che raggiungono lo spessore di alcune migliaia di metri. Tutte queste forme ricoprono e celano la parte essenziale del vulcano : l'apparato ipogeo che, rinserrato nelle profondità della Terra, non appare ai nostri occhi. Questa parte nascosta del vulcano è costituita dal focolaio magmatico, in cui si formano tutti i materiali che vengono emessi durante le eruzioni, e dal camino vulcanico, una fenditura che si apre dall'interno della Terra ed attraverso la quale fuoriescono i prodotti vulcanici : gas e vapori ad alta temperatura, lave allo stato fuso, materiali solidi. Dove si trova il focolaio? Da quale profondità vengono emessi i materiali vulcanici? A queste domande ancora oggi non si può dare risposta certa per mancanza di elementi sufficienti. Studi recenti hanno accertato che i vulcani hawaiani hanno il loro focolaio a profondità di 60-65 chilometri, alla base della crosta terrestre, alla superficie di separazione con il mantello. Proviene direttamente dal mantello il magma emesso negli oceani, che costituisce le principali e più estese zone vulcaniche della Terra. Anche i vulcani di grandi dimensioni e fortemente attivi sarebbero alimentati dal mantello o direttamente o attraverso un focolaio più piccolo, meno profondo, in comunicazione però, attraverso una fessura abissale, con la zona magmatica che li rifornisce. Altri vulcani avrebbero invece il loro focolaio a minore profondità, all'interno della crosta terrestre. È possibile che in certe condizioni il magma, proveniente dal mantello, non possa risalire fino alla superficie e si fermi all'interno della crosta formando un serbatoio che può solidificarsi lentamente dando origine a « plutoni », o aprirsi di nuovo la strada verso la superficie, dando origine a fenomeni eruttivi. Riferendoci ai vulcani italiani, l'Etna avrebbe un focolaio intermedio, in comunicazione con il mantello; il Vesuvio avrebbe invece un serbatoio magmatico a pochi chilometri di profondità. Il focolaio o il serbatoio sono in comunicazione con la superficie terrestre mediante il camino, il condotto attraverso cui sale il magma. Il camino può variare nelle sue dimensioni, può spostarsi nel tempo, può avere diverse diramazioni. Nella maggior parte dei vulcani il camino ha forma tubolare con sezione subcircolare. Esso termina con il cratere; un orifizio concavo spesso imbutiforme. L'eruzione avviene quando per una qualsiasi ragione si forma una fessura endogena che attraversa la crosta terrestre ed il magma, divenuto fluido per la diminuzione di pressione, risale sotto la spinta idrostatica, sino ad arrivare alla superficie terrestre. Man mano che il magma risale attraverso la crosta, diminuisce la pressione cui è sottoposto ed i gas in esso disciolti tendono a separarsi. Al momento dell'eruzione i gas si liberano dalla parte fusa del magma. L'emissione dei gas è uno dei fenomeni più importanti nel vulcanismo ed è anche quello che più perdura nel tempo, manifestandosi non solo nelle eruzioni, ma anche nei periodi di quiescenza e nella fase postvulcanica, quando l'attività eruttiva è ormai spenta per sempre. I vulcanologi hanno affrontato rischi e difficoltà per prelevare campioni di gas in prossimità delle bocche eruttive, al fine di determinarne la composizione. Gli elementi più importanti che costituiscono i gas eruttivi sono : vapore acqueo, idrogeno, acido solfidrico, anidride solforosa, acido cloridrico, ossido di carbonio, anidride carbonica. I gas possono anche trascinare sublimati di solfuri, solfati e cloruri, che depositandosi danno origine a bellissime incrostazioni lungo i bordi del cratere. La quantità dei gas emessi durante le eruzioni spesso supera quella di tutti gli altri materiali eruttati; la modalità della loro fuoruscita caratterizza il tipo e la violenza dell'eruzione. La degasazione avviene più o meno facilmente a seconda della composizione chimica e quindi della viscosità del magma. Le lave basiche, poco viscose, non ostacolano lo svolgersi dei gas che si separano facilmente dal magma. L'eruzione è allora di tipo effusivo. Il magma degasato, la lava, fluisce in colate incandescenti, che possono raggiungere lo spessore di qualche metro e velocità di alcune decine di chilometri all'ora e scorrere su un fronte assai esteso. Le colate distruggono sul loro percorso alberi, coltivazioni, abitati, ma raramente provocano vittime umane, perché le popolazioni hanno il tempo di porsi in salvo. Le lave acide molto viscose impediscono invece lo svolgersi dei gas, che si liberano con esplosioni tanto più violente quanto più a lungo i gas sono rimasti prigionieri. L'eruzione è allora di tipo esplosivo, caratterizzata dal lancio anche a grandi altezze di materiali di natura e dimensioni diverse, detti materiali incoerenti. Le esplosioni possono assumere carattere catastrofico e per la loro subitaneità causare numerose vittime umane. Si sono verificate esplosioni con lancio anche a grande distanza di quantità enormi di materiali, come ceneri e lapilli, che hanno seppellito intere città e paesi con tutti i loro abitanti; si sono verificate esplosioni con emissione di nubi ardenti caldissime, costituite da frammenti di materiali incandescenti e blocchi di lava, che hanno travolto e spazzato via intere città, provocando la morte di tutti gli abitanti. La lava, emessa allo stato liquido nelle eruzioni effusive, solidifica inizialmente in superficie, formando una crosta sotto cui continua a scorrere la lava fusa. Nel caso di lave molto fluide la crosta è liscia e compatta. Se il flusso della lava sottostante è costante la crosta rimane piana e la lava viene detta « lava a superficie piana ». Se il flusso della lava sottostante rallenta, la crosta si corruga formando pieghe incurvate a forma di corde o rigonfiate a forma di budella, da cui i nomi rispettivamente di « lava a corde » e « lava a budella ». Se il flusso della lava sottostante aumenta, la crosta può rompersi formando « lava a lastroni », che vengono trascinati e ammucchiati nel moto della colata. Nel caso di lave meno fluide e contenenti più gas, la crosta superficiale risulta scabra per la presenza di vacuoli e si screpola e rompe, coprendosi di frammenti scoriacei, da cui il nome di « lava a blocchi scoriacei ». Nel caso di lave ancora più viscose, la crosta si spezza in blocchi di grandi dimensioni che, trascinati dal flusso, formano ammassi di « lava a blocchi ». In Italia, esempi bellissimi di lave a corde, a lastroni, a blocchi scoriacei si possono ritrovare sull'Etna e sul Vesuvio. La colata di ossidiana delle Rocche Rosse a Lipari è un esempio di lava a blocchi. Le colate laviche solidificano internamente formando masse di rocce compatte. Queste nel raffreddamento, contraendosi, possono fratturarsi perpendicolarmente alla superficie di scorrimento della lava, assumendo una struttura prismatica. Si formano così i colonnati basaltici, di cui i più noti si trovano in Islanda. Anche alle Isole Eolie, in particolare a Panarea, Basiluzzo, Filicudi si possono ammirare colonnati a prismi verticali. I materiali incoerenti proiettati durante le attività esplosive sono costituiti da frammenti di lava, ma anche da materiali strappati dalle pareti del camino. Essi possono avere le più svariate dimensioni che vanno dalle ceneri, ai lapilli, alle scorie, alle bombe. I materiali di dimensioni più minute sono le ceneri e sabbie vulcaniche, che per le loro piccolissime dimensioni possono essere trasportate dai venti anche a distanze enormi. Nell'eruzione del Krakatoa del 1883, le ceneri vennero sollevate fino a 40 chilometri di altezza e si diffusero su tutta la Terra. I lapilli hanno dimensioni comprese fra pochi millimetri e pochi centimetri; possono essere pomicei, scoriacei, cristallini. Le pomici sono particelle di lava vetrosa e porosa, spesso tondeggianti con diametro da pochi millimetri ad una decina di centimetri. Sono costituite internamente da piccole cavità separate da sottilissime membrane e risultano assai leggere, tanto da galleggiare sulle acque. Le scorie di lancio sono brandelli di lava, emessi allo stato fuso, che si consolidano durante la traiettoria assumendo un aspetto scoriaceo. Più pesanti delle pomici, hanno dimensioni fino ad alcuni decimetri. Ricadendo ancora roventi si saldano al suolo, fra loro costituendo scorie saldate. Frammenti di lava di grandi dimensioni vengono detti blocchi di lava. Le bombe vulcaniche sono brandelli di lava che durante il lancio subiscono una rotazione nell'aria assumendo quindi una forma subsferica, a fuso o a pera. Se il magma contiene molti gas disciolti, questi possono uscire dalla crosta superficiale già consolidata fessurandola in forma di crosta di pane, da cui il nome « bombe a crosta di pane ». La dimensione varia da pochi centimetri cubi ad alcuni metri cubi. Nelle Isole Eolie si ritrovano tutti questi tipi di materiali incoerenti. A Vulcano e a Stromboli esistono interi pendii coperti di ceneri; a Lipari si vede una spiaggia interamente costituita da lapilli pomicei. Scorie di lancio e blocchi di lava si trovano sia a Vulcano sia a Stromboli; le bombe vulcaniche sono assai tipiche nell'attività eruttiva di Vulcano, che nel 1888 lanciò anche una grande quantità di bombe a crosta di pane. I materiali incoerenti proiettati dai vulcani si depositano sulla terra e sul fondo del mare, inglobando anche organismi animali e vegetali e formando depositi piroclastici. Sotto l'azione di agenti atmosferici o per processi di varia natura i materiali incoerenti possono cementarsi dando origine a rocce stratificate, dette rocce piroclastiche, fra cui si distinguono cineriti, tufi, brecce a seconda che siano costituite prevalentemente da ceneri, lapilli, bombe. L'eruzione vulcanica che, come abbiamo visto, può manifestarsi con emissione di gas, effusione di lava e lancio di materiali incoerenti, può presentarsi con caratteristiche ed intensità molto diverse. L'eruzione può avere origine da un unico centro localizzato : si definisce centrale; può avere origine da fessure lunghe anche alcuni chilometri: si definisce lineare; può manifestarsi per la prima volta con la nascita di un nuovo vulcano : si definisce iniziale; può manifestarsi con la riapertura di un condotto chiuso da tempo: si definisce a condotto ostruito; può manifestarsi dalla sommità del condotto o lateralmente: si definisce terminale e laterale, rispettivamente. Tralasciando una descrizione sistematica di questi vari tipi di attività vulcanica (vedi Tabella) , descriveremo le attività dette hawaiana, stromboliana, vulcaniana, pliniana, peleana ed islandese, che sono collegate alle manifestazioni tipiche di alcuni vulcani, da cui prendono nome. Va comunque rilevato che uno stesso vulcano può nel tempo alternare attività di tipo diverso.
L'attività hawaiana,
detta anche a lago di
lava, è caratteristica di vulcani a lava basica, molto fluida.
Essa risale nel condotto a formare un lago di lava fusa
incandescente : a volte zampilla come una fontana, a volte
trabocca senza fenomeni violenti dando luogo a colate più o meno
estese. Il lago può durare anche per anni fino a quando
improvvisamente la colonna ridiscende nel condotto ed il lago
scompare.
Questa
attività si riscontra presso le Hawaii, da cui prende nome. Sul
Vesuvio, nell'eruzione del
1929, si formò nel cono centrale un lago di lava che ebbe
però breve durata.
L'attività stromboliana, detta anche di lancio di scorie e di lava, è moderatamente esplosiva ed è caratterizzata dall'emissione frequente e ritmica di vapori che erompono attraverso il condotto, trascinando brandelli incandescenti di lava di dimensioni relativamente piccole. I brandelli solidificando nell'aria danno origine a scorie di lancio. A questa attività di lancio di scorie può alternarsi quella di lancio di lava. L'attività stromboliana prende nome dallo Stromboli che presenta da secoli questo tipo di fenomeni, alternati a brevi colate.
L'attività vulcaniana, fortemente esplosiva, è caratteristica di vulcani a lave acide, viscose, che oppongono una forte resistenza all'uscita dei gas. L'esplosione spacca il tappo che ostruisce il condotto e proietta a grandi altezze ceneri, scorie e bombe vulcaniche. Prende il nome da Vulcano nelle Eolie.
L'attività pliniana, assai simile alla precedente, è caratterizzata dal cambiamento del materiale emesso durante le varie fasi dell'eruzione. Si incontra in vulcani a lave acide e prende nome dalla descrizione che Plinio il Giovane fece dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. L'attività peleana, detta anche « a cupola di ristagno » o « a spina » (denominata protrusione), è caratteristica di vulcani a lava acida estremamente viscosa. Essa, durante l'eruzione, non riesce a fluire e ristagna sulla sommità del condotto a formare una cupola o consolida all'interno del condotto e viene spinta fuori già solidificata a forma di spina o guglia. In questo tipo di acidità i gas si liberano solo se raggiungono una pressione molto alta. La degasazione avviene allora con estrema violenza e può originare la formazione di una « nube ardente ». Prende nome dal monte Pelée, tristemente famoso per la nube ardente emessa l'8 maggio 1902, che travolse ad una velocità di oltre 150 m/sec e ad una temperatura sugli 800 °C la città di Saint-Pierre nella Martinica, spazzandola via con i suoi 34.000 abitanti, durante una delle più catastrofiche eruzioni vulcaniche in epoca storica. Alle Eolie, si trovano cupole di ristagno e protrusioni originatesi decine di migliaia di anni or sono. Sono cupole di ristagno nell'isola di Lipari i Monti Rosa, a Panarea i « Timponi »; ancora a Panarea sono protrusioni le alture del Tribunale e del Castello. L'attività islandese è detta anche lineare. Le eruzioni avvengono da fessure lunghe fino ad alcuni chilometri e possono essere sia di tipo effusivo sia esplosivo. L'attività islandese prende nome dall'Islanda,. dove si sono verificate sia eruzioni effusive che hanno originato coperture laviche di grandissimi spessore ed estensione (costituenti le maggiori colate laviche della Terra), sia eruzioni esplosive che hanno originato successioni di piccoli coni disposti lungo le fessure, come nel caso del vulcano Laki col suo centinaio di crateri allineati. Da quanto sopra riportato risulta che la forma del condotto ed il tipo di attività eruttiva caratterizzano la forma dell'edificio vulcanico. Se l'attività consiste in colate di lava poco viscose, che defluiscono da tutti i lati del cratere, si originano vulcani di lava dai dolci pendii. Tipici vulcani di questo tipo sono quelli hawaiani, detti a scudo per la loro forma poco inclinata.Se l'attività consiste in eruzioni esplosive con lancio di materiali incoerenti si formano i vulcani di materiali piroclastici, coni dai fianchi generalmente ripidi. Alle Eolie citeremo il Monte Pelato dell'isola Lipari, formato essenzialmente da pomice. Strato-vulcani vengono detti quei vulcani misti originati da un'alternanza di colate di lava e di materiali piroclastici. Gli strato-vulcani presentano inclinazioni più ripide se nella loro formazione sono prevalse le eruzioni esplosive, meno ripide se sono prevalse quelle effusive. Vesuvio, Stromboli, Vulcano ed Etna sono strato-vulcani. Gli edifici vulcanici possono subire notevoli modifiche nel tempo. La parte centrale del monte può essere distrutta da un'esplosione particolarmente violenta o può sprofondare a seguito dello svuotamento del condotto e di parte del focolaio magmatico : si forma allora una enorme cavità detta caldera, che può venire poi riempita da altro materiale eruttivo o al cui interno spesso si forma un nuovo cono vulcanico. Caldere si sono formate al Vesuvio ed a Vulcano. Oltre allo sprofondamento della parte centrale i vulcani possono subire sprofondamenti di settori radiali. A Stromboli un fianco del vulcano è sprofondato lungo una frattura a vanga in corrispondenza della Sciara del Fuoco.Oltre alle fumarole ad alte temperature, esistono fumarole a temperatura più bassa. Un'attività assai simile a quella fumarolica, caratteristica di vulcani in fase di spegnimento, è l'attività di solfatara consistente nell'emissione di vapore acqueo contenente idrogeno solforato ed anidride carbonica. Fra le attività connesse a fenomeni di vulcani spenti da tempi anche molto antichi rientrano : l'attività termale, consistente nell'emissione tranquilla di acque termali, calde, contenenti anidride carbonica, acido solfidrico, sali disciolti; e l'attività di geyser, consistente nel susseguirsi di getti ritmici ed intermittenti di acqua bollente e di vapori. Distribuzione dei vulcani nel mondo e in Italia I vulcani sorgono in zone della superficie terrestre instabili, soggette a deformazioni, spostamenti, sollevamenti, piegamenti e fratture, spesso anche a sismi. Le principali aree vulcaniche sono i fondi oceanici, che nelle loro acque nascondono migliaia di vulcani sottomarini e profonde fratture del fondo, dalle quali il magma del mantello fuoriesce in continuazione. Nelle terre emerse i vulcani sono per la maggior parte disposti lungo gli archi insulari e in fasce lungo le zone marginali dei continenti, mentre sono meno numerosi all'interno degli stessi. Più della metà dei vulcani attivi subaerei si trovano nella zona circumpacifica disposti a formare la « cintura di fuoco del Pacifico »; altri nelle isole del Pacifico centrale, lungo le coste dell'Oceano Indiano e del Mare Mediterraneo : questi ultimi in Grecia ed in Italia. Qui, nella parte meridionale del Mare Tirreno, si stende, prolungandosi fino presso le Eolie, una grande pianura abissale, che raggiunge profondità di oltre 3600 metri. Su di essa si levano tre picchi vulcanici completamente sommersi e nascosti dalle acque : sono i vulcani sottomarini Magnaghi, Vavilov, Marsili. Un poco più ad est si leva un quarto vulcano sottomarino, Palinuro, ed altri due a sud, uno in prossimità di Ustica, l'altro in prossimità delle Eolie. II vulcanismo del Mare Tirreno comprende anche il Vesuvio e diverse isole. In alcune l'attività endogena è oggi completamente spenta, in altre è ancora assai intensa. Queste isole vulcaniche sono : Ustica, le sette Eolie e la Sicilia (Etna, Monti Iblei e Capo Passero). Il vulcanismo della Sicilia si prolunga nelle isole di Pantelleria e Linosa, nel canale di Sicilia, in cui si ebbero eruzioni sottomarine anche in epoche a noi vicine. Nel 1831, nel tratto di mare antistante il paese di Sciacca, sorse dal mare, formata dai materiali eruttati, la piccola isola Giulia o Ferdinandea, che ebbe vita effimera e presto scomparve distrutta dall'erosione delle onde. Oggi il bacino del Mediterraneo è considerato di grande interesse per lo studio della tettonica a zolle. Scienziati di ogni nazionalità ne studiano la formazione e l'origine. L'Istituto internazionale di vulcanologia del Centro Nazionale delle Ricerche ha in corso un grande programma di ricerca sul vulcanismo in questa area. Sono già state pubblicate carte geologiche e studi su alcune delle Isole Eolie. Per effettuare le necessarie osservazioni nell'isola di Lipari è stato installato un Osservatorio geofisico. Osservatorio geofisico internazionale di Lipari L'Osservatorio geofisico internazionale di Lipari è ubicato su un'altura, sovrastante la Punta del Perciato, nell'estremo limite sud-occidentale dell'isola. E' raggiungibile in auto o a piedi. Esso dipende dal Centro Nazionale delle Ricerche ed è posto sotto il patronato dell'UNESCO. Ad esso fa capo una rete sismica installata nel corso del 1974, programmata dal professor Giorgio Mannelli, allora direttore dell'Istituto internazionale di vulcanologia di Catania, dal professor Haroun Tazieff, presidente del Consiglio scientifico dello stesso Istituto e dal professor Jobert, direttore dell'Istituto di fisica del Globo di Parigi. Scopo della rete è la sorveglianza dei vulcani attivi dell'arco eoliano e lo studio dell'attività sismica profonda del basso Tirreno. I dati forniti dalla rete vengono utilizzati anche dal Servizio nazionale d'informazione sui terremoti del Geological Survey degli Stati Uniti, per la determinazione degli epicentri dei terremoti del Mediterraneo. La rete sismica delle Eolie è costituita da cinque stazioni periferiche i cui segnali sismici sono centralizzati all'Osservatorio di Lipari, dove funziona una sesta stazione. Le stazioni periferiche sono: Vulcano Piano, Panarea, Alicudi, Novara di Sicilia, S. Fuscaldo in Calabria. Mediante la rete dei sismografi è fra l'altro possibile registrare a Lipari le microscosse dovute al movimento ed alla degasazione del magma, che si verificano a Stromboli. A Lipari ed a Vulcano, sempre nell'ambito della sorveglianza dei vulcani attivi, si studia anche la deformazione del suolo mediante i laser che misurano gli spostamenti orizzontali del terreno. L'installazione di osservatori geofisici è oggi ritenuta particolarmente importante dai geologi per raccogliere quegli elementi che consentiranno in futuro di meglio conoscere i meccanismi delle eruzioni e forse di prevederle, limitando quindi gli effetti catastrofici che talvolta le accompagnano. Proprio a questo scopo i ricercatori dell'Osservatorio di Lipari hanno condotto, a partire dal 1972, escursioni periodiche agli apparati vulcanici dello Stromboli per correlarne l'attività sismica e quella vulcanica, al fine di approntare nuove tecniche di analisi per la previsione delle eruzioni.
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Spaccato esemplificativo di un vulcano
Bomba vulcanica.
![]() Attivita « vulcaniana ». Attività « pliniana ».
Attività « peleana ». Attività « islandese
Lipari: l'Osservatorio geofisico |
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