FLORA EOLIANA

Alcuni fiori e piante delle Eolie (tra parentesi i nomi delle isole dove si trovano in modo particolare)
Agave
Asparago (Filicudi) 
Bagolaro (Filicudi) 
Boùganvillea
Brassica frutticolosa o « rapuddi » (Filicudi) 
Canne (Lipari-Stromboli)
Cappero 
Carrubo (Panarea) 
Castagno (Salina) 
Centaurea cineraria eolica (Stromboli) 
Cerro (Filicudi)
Cineraria   marina   (Panarea-Stromboli)
Giperacee (Vulcano) 
Citiso eolico o « sgubbio » (Vulcano)
Coloquintide (Vulcano)
Convolvolo  
Corbezzolo (Filicudi)
Efedra (Strombolicchio)
Erica (Alicudi) 
Euforbia arborea (Lipari-Stromboli)
Felce (Filicudi)
Fico
Fico d'India
Frassino (Filicudi)  
Gaggìa
Geranio
Ginestra
Giunco (Vulcano)
Ibisco
Leccio (Vulcano-Lipari-Salina)
Lentisco (Filicudi)                                                                                                                Mesembriantemo o « Fico degli Ottentotti » (Vulcano)
Oleastro (Filicudi)
Olivo e olivastro (Lipari-Salina)
Palma  (specie a Filicudi ma anche a Stromboli e Lipari)
Pino (Vulcano Piano)
Pruno selvatico
Quercia (Salina)
Ricino
Rosmarino
Roverella (Filicudi)
Salice (Filicudi e Salina)
Smilace  o  « strappabrache »  (Filicudi)
Solano
                                                                                                                             Sommaco (Filicudi)
Tamerice (Vulcano)
Vite

 

Integralmente tratto da:
EOLIE DI VENTO E DI FUOCO
di Gin Racheli
Ed. Mursia

L'Agave  (Fam. Amaryllidaceae]

Quando sui bordi delle strade delle vostre vacanze, o sull'orlo di un dirupo che precipita in mare, vedrete ergersi un grande candelabro vegetale, alto 6-8 metri, recante fiori gialli in luogo dei ceri, innestato in una grande rosa di foglie carnose e durissime, ma ormai stanche, esangui, morenti, fermatevi un attimo. Davanti a voi va compiendosi un rito estremo di morte,un estremo, totale « canto del cigno ». Poiché la grande, ricca e spinosa Agave risponde alla Vita una sola volta nel corso della sua vita, con quell'unico biblico fiore ritto verso il cielo come il candelabro del Tempio. Per quel fiore, per quel figlio, essa spreme da se stessa tutto, ogni stilla di linfa e di acqua, raccolta in almeno dieci anni di guardia sotto il più rovente sole. Quindi, ridotta a un secco ammasso di scorie, muore. Forse Agave paga cosi la maledizione attiratasi quando, regina di Tebe devota a Dioniso, fu presa da bacchico furore contro suo figlio Pénteo che irrideva al dio. Ed essa lo scambiò nel suo delirio per un cinghiale e, insieme con le altre menadi folli, lo straziò e, issato il suo capo su una pertica, corse urlando per le valli: « Evoè, mie compagne! Vittoria! Mia è la gloria e la vittoria! ».

Dalla tragedia, il Mito pietoso ha voluto dare questo patetico riscatto alla madre invasata, consentendole per milioni di volte, in ogni Agave arborea, di dare la vita per ridonarla al figlio.

La Bouganvillea   (Fam. Nyctaginaceae)

Le favolose cascate rosse, viola, arancio che strappano esclamazioni di gioiosa sorpresa a chi le incontra, non sono composte dai fiori della Bouganvillea, che, anzi, sono piccoli e bruttini, ma dalle brattee, foglie specializzate a svolgere il clamoroso richiamo agli insetti. Camminando lungo i viottoli delle Eolie, accade con molta frequenza di imbattersi in casette arricchite da tale profusione di colore, reso ancora più vivido dal candido sottofondo dei muri; gli eoliani hanno praticamente adottato questa pianta brasiliana che fu importata in Europa sul finire del XVIII secolo da un famoso esploratore francese, de Bougainville, dal quale prese nome. La Bouganvillea, che non è facile da coltivare in altri luoghi europei, qui cresce, come si suoi dire, « a dispetto dei santi », arrampicandosi sui muri e poi ricadendone in nuvole di colore, fittissime, quasi trasparenti. Una vera gioia degli occhi! Fiorisce durante tutta l'estate.

Il Cappero (Capparis spinosa - Fam. Capparidaceae]

In qualunque isola dell'Arcipelago eolico vi imbatterete in una pianta molto bella dai morbidi rami che da un unico ceppo di arbusto si irradiano a raggiera, esibendo al caldo sole foglie ovali, verde-lucido, che si alternano a destra e a sinistra di rami a unico stelo, intervallate qua e là da una spina. Se incontrate il Cappero in giugno-luglio e ancora intorno a Ferragosto, lo vedrete protendere smaglianti e meravigliosi fiori bianco-rosato cui il popolo eoliano, giustamente e con malcelato orgoglio, conferisce il nome altisonante di « orchidee delle Eolie ». In effetti il Cappero non cresce soltanto nelle nostre isole : cresce ovunque possa amoreggiare con un caldo sole, avendo le radici abbarbicate alle rocce o ai muraglioni di pietra di castelli e antiche città. Pochissimi o forse nessuno sa, ad esempio, oltre a chi di noi l'ha scoperto, che un bellissimo Cappero si protende come un'insegna vegetale da un punto riparato del muraglione del Castello Sforzesco di Milano. Mentre gli ottimi autori del Libro dei fiori dell'editore Garzanti ci raccontano che i Capperi crescono « nel Veneto, in Liguria, nelle Cinque Terre, a Capri » e il Pizzetti dice : « Ne ho visti esemplari stupendi nell'antico castello al centro di Asolo e sulle mura del Teatro romano a Verona ». Sono originari del bacino del Mediterraneo, ma anche dell'Oriente. È insomma una pianta che ama la nudità della roccia e soprattutto il sole; e stupisce che da questo connubio di amori esca un fiore tanto bello, tanto delicato, quasi una bellissima dama che si doni a un prode. Il bianco-rosato della corolla, il rosso ardente delle antere, il profumo delicatissimo che ne emana, vi conquisteranno se siete pellegrini devoti nel meraviglioso tempio della Natura.Il Cappero che guarnisce squisitamente il nostro vitel tonnè o le insalate di riso, non è, come si potrebbe credere, il frutto della pianta, bensì il bocciolo del fiore.I vecchi isolani sapevano ricavarne anche dalla corteccia un decotto medicinale dalla notevole efficacia antiartritica e diuretica. Perciò, quando nelle Isole Eolie vedrete grandi fioriture di Cappero, sappiate che li l'uomo ha abdicato al suo millenario ruolo di coltivatore e la Natura paziente ha ripreso il sopravvento : ogni stupendo fiore di Cappero è un Cappero in meno per le nostre vivande... Ma è anche un alimento in più per il piano estetico del nostro spirito.

L'Erica  (Fam. Ericaceae)

Nell'aria purissima delle Eolie, sui terreni più poveri, quali quelli di vulcani ancora ardenti o spenti dalla notte dei tempi, terreni poveri di calcio, torbosi e ricchi di arida silice, vive l'Erica, dagli innumerevoli piccoli fiori rosa-antico, dalle mille foglioline quasi aghiformi, forte e selvaggia, insofferente di vicinanze con altre specie vegetali. Erica, nome derivato dal greco, significa colei che rompe la roccia. La fioritura, nella specie tipica del nostro Meridione, avviene nell'estate inoltrata, fino al tardo autunno e anche all'inverno. Il fiore è di un rosa intenso, a forma di minuta anfora e si raccoglie in compatte ombrelle terminali : l'Erica in fiore costituisce fantastiche nuvole di colore rosato che sfumano le aride pendici soprattutto di Filicudi e di Alicudi, che proprio ad essa deve il suo antico nome « Erykodes ». Anche di questa pianta gli isolani facevano scope, ma ottenevano pure coperture per le capanne. Con la dura radice dell'Erica arborea in tutto il Meridione d'Italia pescatori e contadini fabbricavano ottimi fornelli per pipa, ben conosciuti poi in tutta Europa.

II Fico d'India   (Opuntia - Fam. Cactaceae]

Chi non conosce il Fico d'India? Eppure, chi veramente lo conosce? Esso è una forma caratteristica che si staglia sullo sfondo di tutti i paesaggi  caldi  della  costa  italica,  compare  in  milioni  di  nostre  fotografie. I suoi frutti si vendono nelle vie di Napoli, Palermo, Reggio e di tutte le città costiere del Meridione. Molti di noi hanno avuto anche incontri... pungenti con i Fichi d'India, quando per golosità hanno cercato di coglierli usando tutti i riguardi possibili, ma si sono trovati le mani, e spesso anche il viso, cosparsi di una miriade di piccolissime inafferrabili spine, per liberarsi dalle quali occorrono a volte giorni interi. Nelle Isole Eolie la quantità di Fichi d'India è tale che il rapporto con questa strana divagazione della Natura finisce per entrare nell'intimo : si finisce, se si è aperti all'incontro, per volerne sapere di più dell'inafferrabile Opuntia. Quando i botanici si sono messi a studiarlo hanno contato oltre trecento specie e hanno finito per localizzarne l'origine nell' America del Sud. Di qui, il Fico d'India si è sparso in quasi tutti i Paesi caldi e temperati del globo, dapprima portato dall'uomo, affascinato dalle sue forme fantastiche e de­corative ed anche dai suoi frutti dal sapore esotico. Ma in men che non si dica, il nostro amico ha iniziato una conquista autonoma delle balze rocciose ed assolate delle bellissime isole e coste italiane, sia pur pagando questa espansione con l'inselvatichimento. In certi punti delle Isole Eolie, come ad esempio a Panarea, sembra di vedere un esercito di piccoli gnomi verde-chiaro salire in ordine sparso su per le rocce; e quando hanno conquistato una buona posizione, formano colossali colonie, autentiche muraglie invalicabili di curiose palette carnose e spinose che, al tempo della fioritura, offrono i loro splendidi fiori gialli, arancioni o rossi e più tardi i loro gonfi frutti, come fossero vassoi protesi.Queste palette non sono foglie, come erroneamente si crede. Il Fico d'India non ha foglie, ma cresce per segmenti ovali, che altro non sono che serbatoi di tutta la possibile acqua che riescono a raccogliere per sopravvivere alla siccità e ai climi torridi per i quali esso è stato creato. E poiché il caldo è troppo intenso e la luce troppo forte, i segmenti proteggono il loro prezioso contenuto con una pelle dura, quasi coriacea, molto simile alle borracce dei pastori. Quando l'evoluzione della colonia lo richiede, le palette lasciano il loro servizio di serbatoi-nutrici dei fiori e dei frutti e si trasformano, con una interessante metamorfosi, in legno, in tronco. Se poi vengono tagliate dalla colonia-madre e piantate nel terreno, la maggior parte di esse riproduce il processo creativo, dando vita ad una nuova pianta. Dopo il tramonto o sotto la luna i Fichi d'India vivono ai nostri occhi nelle loro forme fantastiche, che si stagliano come sculture sullo sfondo della notte, protendendosi a raccogliere i raggi lunari e a rifrangerne l'argento da segmento a segmento.

La Ginestra   (Cytisus - Fam. Leguminose]

In aprile-maggio le Eolie ridono di Ginestre gialle, ovunque. Ve n'è una specie rara, il Cytisus eolicus, che, come dice il nome, è tipico delle isole: andrebbe quindi gelosamente protetto, mentre si trova ancora soltanto a Vulcano e Stromboli, essendo stato ormai distrutto a Lipari e Panarea. Ma la Ginestra « scoparia » e la « efedroide », anch'esse rare, ridono sui fianchi orridi dei vulcani, ingentiliscono i dirupi, nutrendosi dell'estrema povertà d'acqua piovana e della rugiada notturna. Panarea, in primavera, è tutta una fioritura della specie Cineraria marina che al giallo solare dei fiori contrappone l'argento cinerino delle foglie. Approfittando della mitica concentrazione di cui si può godere nello status di isolani... isolati dal mondo alienante, qui si può finalmente scoprire dall'interno la gaia e semplice bellezza di questa pianta così frequente in Europa. L'umile Ginestra dalla serenità e semplicità francescane, che questi isolani si trovarono sempre accanto, anche tramutata in scopa per spazzare le loro casette, in misteriosi decotti per i loro mali, in condimento spiritoso per il loro cibo e, magari, festoso decoro sul tavolo delle povere cucine di un tempo. Trovarsi immersi in un declivio di Ginestre in fiore è una delle esaltanti esperienze che si possano vivere nelle braccia di Flora...

L'Ibisco  (Hibiscus rosa-sinensis o « Rosa della Cina » - Fam. Malvaceae]

II meraviglioso fiore rosso-porpora, o bianco, o rosa, vi scoppia improvviso negli occhi dal segreto dei giardini delle casette eoliane, oppure ad una svolta del vicolo che state percorrendo. Si, meraviglioso, grande: il suo colore è cosi intenso che si ha l'impressione che venga dal di dentro, con una sua intima luce. La pianta dell'Ibisco è carica di queste mirabili esplosioni ogni giorno della vostra vacanza : e a dire la sua generosità, basti ricordare che ogni fiore dura un solo giorno. Vive il suo immenso messaggio d'amore per sole dodici ore, partendo da un bocciolo a candela che, se avete pazienza, potrete vedere svolgersi di ora in ora fino al tramonto; poi ricomporsi a sera, con grazia, per sempre. Fu importato in Europa dall'India nel 1730 e ricevette il nome col quale lo conosciamo dal grande naturalista Linneo.

Il Mesembriantemo o « Fico degli Ottentotti » o « Ficomarino » (Fam. Mesembryanthemaceae]

È una pianta originaria dell'Africa meridionale, dove la tribù degli ottentotti è ghiottissima dei suoi piccoli frutti succosi. Nel  1600 qualcuno si  portò dall'Africa la bella pianta fiorita e in breve il Mesembriantemo pròsperò nel nostro Meridione, colorando di fìori amaranto o bianchi, simili agli Aster alpini, e delle sue foglie carnose di un tenero verde, i suoli più aridi e poveri. Esso cresce infatti con lunghi cauli striscianti sulle sabbie, sulle rocce intrise di salsedine, sui detriti dei vulcani, pende in gioiose cascate dai dirupi e il sole più cocente sembra che, lungi dal disseccarlo, lo rinvigorisca tutto. Ad osservare queste fioriture, viene fatto di ammirare la legge divina della Natura che spesso depone i suoi messaggi d'amore più belli, proprio dove il suolo è più povero di risorse: di che vive il Mesembriantemo? Forse di quel vibrare quasi sensibile di forze, di cui è fatta l'aria delle Eolie, pregna di sole, di salsedine, di mare, di zolfo e del respiro dei vulcani. E infatti i suoi fiori si schiudono soltanto nel pieno richiamo del sole.

Il Rosmarino   (Rosmarinus officinalis - Fam. Labiatae)

Non vi rincresca sentir menzionare fra gli « incontri » il Rosmarino! Noi poverelli lo relegavamo ad usi di cucina, assimilando il suo profumo a un bell'arrosto. Ma quando percorremmo le strade di Salina trovammo per chilometri meravigliose siepi profumate, alte fino a due metri, di lucido e pettinato Rosmarino. E poi ne trovammo a macchia selvaggia in tutte le altre isole, in un palpitare di quei suoi piccoli bellissimi fiori turchino-violetti, che si affacciano graziosamente a due a due dall'ascella delle ben note foglioline sempre verdi.

Rosmarino a siepi, a cespugli, a cascate; Rosmarino olezzante nel sole, non più d'arrosto, ma dei suoi originali illustri usi sacri, quando lo si offriva, agli dèi bruciandolo come incenso e particolarmente alla dea dell'amore,

Afrodite. Vi immergemmo il viso, vi ridemmo dentro. Poi scoprimmo che il suo succo oleoso è innanzitutto base della più raffinata arte dei profumi e che in medicina vengono usate le sue proprietà eccitanti. È molto amato dalle api per il loro miele migliore.

E i poeti, in antico, se ne facevano serti intorno al capo per cantare; gli innamorati usavano dichiararsi alle loro donne con mazzi di Rosmarino...

Il Solano (Solarium sodomaeum - Fam. Solanaceae]

Irto di una miriade di gialle e dure spine, in contrasto con i bei fiori rosa-violetto e arricchito di barocche foglie a profondi lobi, il Solano compare come esotico cespuglio nel sole caldo delle Eolie, specie sulle sabbie o fra i ruderi delle casette abbandonate. Appartiene alla stessa famiglia delle patate e ha frutti gialli del diametro di circa 4 cm; questi frutti, belli a vedersi, celano un interno spesso ridotto in polvere e sono velenosi : da essi si estrae appunto un veleno chiamato « solanina ». Il Solano cresce su quasi tutte le coste del Mediterraneo, ma viene da molto lontano, importato nel 1700 dal Capo di Buona Speranza.

 

La bouganvillea con la sua festa di colori

I bellissimi fiori dell'Ibisco

Lo splendido Mesembriantemo o Fico degli Ottentotti