LIPARI SECCA DI CAPISTELLO

Relitto degli inizi del III sec. A. C.

La tragica storia di questo relitto inizia con la sua stessa scoperta, da parte di due giovani sportivi tedeschi, uno dei quali, spintosi troppo in profondità per seguire la distesa delle anfore lungo il ripido pendio, vi avrebbe lasciato la vita (1966). Iniziò subito dopo un rapido saccheggio, sia da parte di bande organizzate, sia da parte di sportivi isolati, che fece vittime. Il primo grosso nucleo di rinvenimenti è dovuto ad una fortunata azione di sequestro da parte della Guardia di Finanza (1967)

Altri materiali furono recuperati da collaboratori della Soprintendenza (B.E Giuffrè, F.Vaiarelli). La difficile e pericolosa impresa di uno scavo sistematico fu assunta nel 1969 dall’Istituto Archeologico germanico di Roma, ma fu troncata da un gravissimo infortunio, in cui lasciarono la vita il Vice direttore dell’Istituto Dr. H Schlaeger e uno dei suoi collaboratori U.Graf, mentre un altro restò paralizzato. L’eplorazione fu ripresa nel 1976 e 1977 dall’American Insitute of Nautical Archeology, rappresentato da Donald Frey, in collaborazione col Subsea Oil Service, il quale mise a disposizione imponenti mezzi navali, attrezzati per lavori a grande profondità in rapporto alle ricerche petrolifere, che mai fino allora erano stati impiegati nelle ricerche archeologiche  sottomarine.

Si potè allora eseguire uno scavo sistematico della porzione del relitto ancora in situ e farne una esauriente documentazione. Il relitto si trova a circa 200 metri dalla secca verso il largo su un fondale in ripidissimo pendio (45°)

Lo scafo ( che potrà essere recuperato quando vi saranno mezzi e organizzazione per assicurarne la conservazione) fu trattenuto da uno spuntone di roccia, ma il carico di esso si estende su una striscia larga circa 20 metri che scende dai 55 ai 90 metri di profondità.

La nave trasportava (forse con altre merci) un carico di anfore di tipo greco-italico (qualcuna ancora col tappo di sughero) i cui bolli, impressi sulle anse, ne permettono una datazione abbastanza precisa ai primi decenni del III sec.a.C. perchè parecchi di essi si ritrovano, per esempio, a Gela e sono anteriori alla distruzione di questa città da parte di Phintias d’Agrigento, avvenuto verso 285-282 a.C.

Una grossa partita di carico era costituita da ceramiche a vernice nera della classe “campana A”, prodotte industrialmente.

E’ probabile che la nave provenisse dalla Campania e fosse diretta verso l’africa settentrionale e che il naufragio, determinato da una improvvisa sciroccata, sia avvenuto mentre la nave cercava di doppiare l’estremità meridionale di Lipari per mettersi a ridosso di essa o dell’isola di Vulcano, che doveva essere allora assai diversa, non esistendo Vulcanello, nato nel 186 a.C.

 

 
F.lli Giuffrè - Sommozzatori eoliani
relitto Capistello - foto 1999
relitto Capistello- foto 1999
 

FILICUDI CAPO GRAZIANO

Relitto F (prima metà del III sec.a.C.)

Scoperto da B.E.Giuffrè e F.Vaiarelli nel 1973, dopo una prima ricognizione del Nucleo carabinieri Sommozzatori, fu oggetto di scavo sistematico da parte del Centro Sperimentale di Archeologia Marina d’Albenga (N.Lamboglia e F.Pallares, con le navi Cycnus e Cycnulus, 1975 e 1976

Scavi interrotti dalla prematura scomparsa del Lamboglia

Oltre ad una colonna – sostegno di louterion e ad una macina rotante lavica vi sono state recuperate una quarantina di anfore greco-italiche, più affusolate di quelle dei relitti B e I delle Formiche, ma anche di quelle della Secca di Capitello. Con esse è anche un’anfora punica tipo mana B2. La nave trasportava anche dei carichi di ceramiche acrome e a vernice nera.

Di queste sono state recuperate coppe e skyphoi di argilla molto chiara caolinosa

 

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relitto Capo Graziano

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APPROFONDIMENTI
  Si ringrazia Gaetano Giuffrè per la preziosa collaborazione